Alessandria della Rocca

CHIESA CRISTIANA EVANGELICA  ALESSANDRIA DELLA ROCCA

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La storia di questa comunità Alessandrina
 
(a cura del dott. A. D'Angelo)
 

 

Dal libro
"75 anni di storia"
 

L'arrivo del Vangelo
 

I primi battesimi dello spirito santo
 

I primi battesimi in acqua

I primi matrimoni tra convertiti
 

In carcere per l'evangelo

 
 
 

IN CARCERE PER L’EVANGELO

Il fratello Gioacchino e il suo fidato collaboratore Giuseppe, credettero che fosse giunto il momento di iniziare l’opera di evangelizzazione a San Biagio Platani, ma non sapevano come fare.

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Poco tempo prima si era convertito il fratello Angelo Triolo, il quale aveva in quel paesino dei parenti, un paio di fratelli e uno zio non-vedente, Natale Triolo.  Così si trovò il modo di realizzare il disegno divino.  Lo zio, infatti, forse a causa dei racconti del nipote, mise a disposizione, per divulgare la parola di Dio, un pianterreno della propria casa, sita in Via Enrico Toti.  Tutto ciò avveniva nel 1937.  Una volta, tra le tante, che i tre fratelli si stavano recando a San Biagio, successe un fatto increscioso.  Due di loro viaggiavano in groppa a dei muli e il fratello Angelo invece ad un asino.  Prima di attraversare il fiume Turbole, scoppiò una tempesta spaventosa, che lo fece ingrossare a dismisura.  Il povero Triolo venne disarcionato e poi trascinato, fortunatamente, per pochi metri.  Poterono continuare la loro missione perché per tutto il tragitto, e anche per tutta la loro vita, non smisero mai di lodare e glorificare Dio, che per questo vegliò attento su di loro. Naturalmente, visto il periodo particolarmente delicato, che stavano attraversando, all’inizio le riunioni furono a porte chiuse.  Ben presto la notizia si diffuse e sempre più persone bussarono alla porta del fratello Natale, per ascoltare la Buona Novella, tanto che dopo poco dovettero tenere l’uscio aperto.  Mentre i due fratelli alessandrini presiedevano la riunione, forse a causa della folla davanti la porta, forse per una soffiata, arrivarono i carabinieri che li arrestarono. Furono condotti nel carcere di Casteltermini.  Tanta fu la costernazione dell’intera comunità evangelica.  Un fratello, tale Antonino Cardella, si ripromise di portare loro da mangiare per tutta la durata di detenzione, percorrendo circa 18 km a dorso di mulo; altri si preoccuparono di cercare un legale.  Però, abbiamo già visto che la situazione economica non lo permetteva affatto.  Non rimaneva che confidare in Dio.  Infatti dopo poco tempo un uomo sconosciuto, venuto a conoscenza dell’inghippo, si presentò spontaneamente come un avvocato, e, gratuitamente, si prese carico di risolvere lui la faccenda in tribunale. E così fece; sebbene di quest’anima misericordiosa non se ne seppe più nulla. Credo che sia stata una prova tangibile della Provvidenza Divina.È risaputo che le vie del Signore sono infinite, infatti al processo si presentò, come testimone difensore, Natale Triolo, il proprietario dell’edificio, il quale disse queste testuali parole: <<Signor Giudice, lei è una persona ragionata, una brava persona, una persona per bene, benedetto il latte che ci ha dato sua mamma.  Lei è una persona squisita.  Invece quel Maresciallo è una persona che non senti ragioni, non ascolta nessuno, è anche bugiardo.  Signor Giudice, il Maresciallo ha sporto denuncia, dicendo che in quella casa c’erano circa 150-200 persone.  In una casa di 4 metri per 5 metri, c’è un letto, un comodino, un guardaroba e quattro sedie, come poteva ospitare 150-200 persone?  Quel Maresciallo è un bugiardo, e così ha smesso di parlare>>.  L’intera faccenda si sgonfiò come una bolla di sapone.  A San Biagio l’evangelizzazione dei nostri durò fino al 194