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Il fratello Gioacchino e il suo fidato collaboratore
Giuseppe, credettero che fosse giunto il momento di iniziare l’opera di
evangelizzazione a San Biagio Platani, ma non sapevano come fare.
  
Poco tempo prima si era convertito il fratello Angelo
Triolo, il quale aveva in quel paesino dei parenti, un paio di fratelli e uno
zio non-vedente, Natale Triolo. Così si trovò il modo di realizzare il disegno
divino. Lo zio, infatti, forse a causa dei racconti del nipote, mise a
disposizione, per divulgare la parola di Dio, un pianterreno della propria casa,
sita in Via Enrico Toti. Tutto ciò avveniva nel 1937. Una volta, tra le tante,
che i tre fratelli si stavano recando a San Biagio, successe un fatto
increscioso. Due di loro viaggiavano in groppa a dei muli e il fratello Angelo
invece ad un asino. Prima di attraversare il fiume Turbole, scoppiò una
tempesta spaventosa, che lo fece ingrossare a dismisura. Il povero Triolo venne
disarcionato e poi trascinato, fortunatamente, per pochi metri. Poterono
continuare la loro missione perché per tutto il tragitto, e anche per tutta la
loro vita, non smisero mai di lodare e glorificare Dio, che per questo vegliò
attento su di loro. Naturalmente, visto il periodo particolarmente delicato,
che stavano attraversando, all’inizio le riunioni furono a porte chiuse. Ben
presto la notizia si diffuse e sempre più persone bussarono alla porta del
fratello Natale, per ascoltare la Buona Novella, tanto che dopo poco dovettero
tenere l’uscio aperto. Mentre i due fratelli alessandrini presiedevano la
riunione, forse a causa della folla davanti la porta, forse per una soffiata,
arrivarono i carabinieri che li arrestarono. Furono condotti nel carcere di
Casteltermini. Tanta fu la costernazione dell’intera comunità evangelica. Un
fratello, tale Antonino Cardella, si ripromise di portare loro da mangiare per
tutta la durata di detenzione, percorrendo circa 18 km a dorso di mulo; altri si
preoccuparono di cercare un legale. Però, abbiamo già visto che la situazione
economica non lo permetteva affatto. Non rimaneva che confidare in Dio.
Infatti dopo poco tempo un uomo sconosciuto, venuto a conoscenza dell’inghippo,
si presentò spontaneamente come un avvocato, e, gratuitamente, si prese carico
di risolvere lui la faccenda in tribunale. E così fece; sebbene di quest’anima
misericordiosa non se ne seppe più nulla. Credo che sia stata una prova
tangibile della Provvidenza Divina.È risaputo che le vie del Signore sono infinite, infatti al
processo si presentò, come testimone difensore, Natale Triolo, il proprietario
dell’edificio, il quale disse queste testuali parole: <<Signor Giudice, lei è
una persona ragionata, una brava persona, una persona per bene, benedetto il
latte che ci ha dato sua mamma. Lei è una persona squisita. Invece quel
Maresciallo è una persona che non senti ragioni, non ascolta nessuno, è anche
bugiardo. Signor Giudice, il Maresciallo ha sporto denuncia, dicendo che in
quella casa c’erano circa 150-200 persone. In una casa di 4 metri per 5 metri,
c’è un letto, un comodino, un guardaroba e quattro sedie, come poteva ospitare
150-200 persone? Quel Maresciallo è un bugiardo, e così ha smesso di
parlare>>. L’intera faccenda si sgonfiò come una bolla di sapone. A San Biagio
l’evangelizzazione dei nostri durò fino al 194 |